A Castellammare di Stabia va in scena, ogni giorno, il trionfo della schizofrenia burocratica. Il palcoscenico è la S.P. n. 6, meglio nota come Via Acton. Se si consultano gli archivi della Città Metropolitana di Napoli, questa arteria stradale è a tutti gli effetti una “zona rossa”: dal 17 ottobre 2022, un’ordinanza dirigenziale ne ha decretato la chiusura al transito veicolare e pedonale a tempo indeterminato, nel tratto compreso tra l’incrocio con salita Pozzano e la ex SS 145. La motivazione scritta nero su bianco è gravissima: la strada è un pericolo a causa della caduta di materiale roccioso e dei crolli del parapetto.
Eppure, basta recarsi sul posto per assistere a una realtà surreale. I cartelli di divieto di transito campeggiano ai margini della carreggiata, ma la strada è regolarmente fruibile, trafficata e viva. Ma il vero scandalo, il cortocircuito istituzionale che rende questa vicenda grottesca, non è l’indisciplina degli automobilisti, bensì l’ipocrisia degli enti preposti.
Su questa strada formalmente “pericolosa e chiusa”, operano infatti attività commerciali regolarmente autorizzate. E la beffa è che queste autorizzazioni sono state rilasciate successivamente al provvedimento di chiusura.
Siamo di fronte a un paradosso insostenibile: da una parte lo Stato chiude una strada per il rischio di frane, sancendo che solo i residenti e i mezzi di soccorso abbiano il diritto di percorrerla. Dall’altra, le istituzioni rilasciano permessi per aprire attività economiche che, per loro stessa natura, sopravvivono solo grazie all’afflusso di clienti (ovvero di “non residenti”) che non avrebbero nemmeno il diritto di trovarsi lì. Come si può autorizzare un’impresa in un luogo dove, per legge, i suoi clienti non possono fisicamente arrivare senza compiere un illecito?
Secondo l’ordinanza del 2022, infatti, il Comando di Polizia Locale ha il mandato di controllare le transenne ed eseguire sanzioni contro gli automobilisti non residenti che transitano lungo l’arteria. Chi ha firmato le autorizzazioni commerciali ha deliberatamente ignorato che i clienti di quelle attività sarebbero stati esposti a sanzioni per raggiungere i locali? Oppure le due mani dello stesso Stato non comunicano tra loro?
La risposta, forse, si trova nel cinismo della burocrazia, concepita più per tutelare i dirigenti che i cittadini. L’ordinanza del 2022 della Città Metropolitana si preoccupa infatti di specificare che ogni responsabilità civile e penale per i danni a cose o persone, a causa del mancato intervento di messa in sicurezza, ricade esclusivamente sull’Agenzia del Demanio. La strada sarà formalmente riaperta solo quando quest’ultima attesterà l’eliminazione del pericolo.
La traduzione di questo burocratese è lampante: chi emette l’ordinanza piazza il cartello di divieto e si mette al riparo da ogni responsabilità legale. Al tempo stesso, si chiudono entrambi gli occhi per permettere il rilascio di autorizzazioni commerciali successive, incassando oneri e tasse, fingendo di non vedere che la strada è attraversata quotidianamente da migliaia di clienti di fatto “abusivi”.
Tutto funziona perfettamente, tutto è tollerato. Almeno fino a quando la roccia non deciderà di cadere davvero. A quel punto, state pur certi, le istituzioni si presenteranno davanti alle telecamere con le carte in regola per dire: “Noi avevamo messo il cartello di divieto”. Nel frattempo, su Via Acton, si continua a fatturare sotto una frana.
Correlati











