“Castellammare è un caso nazionale”, Vicinanza attacca il Pd di Ruotolo

Il giorno dopo il secondo scioglimento consecutivo per infiltrazioni camorristiche del comune di Castellammare di Stabia l’ex sindaco Luigi Vicinanza difende l’operato della sua amministrazione. Nel suo intervento, l’ex primo cittadino respinge con decisione qualsiasi ipotesi di condizionamento diretto da parte della camorra e lancia una riflessione sul fenomeno delle infiltrazioni mafiose negli enti locali. Nella sala della Chiesa del Carmine si sono visti oltre all’ex sindaco e alla sua ex giunta, tra gli altri l’ex presidente del consiglio Roberto Elefante, l’ex consigliere Mimmo Cioffi , le ex consigliere Giusy Amato e Giusy Porzio, il cinque stelle Alessandro Langellotti, l’ex consigliere comunale dimessosi lo scorso dicembre, Nino Di Maio, anche lui esponente della maggioranza stabiese guidata dal sindaco Luigi Vicinanza: il figlio e il nipote del politico avrebbero avuto rapporti anche con il boss Pasquale D’Alessandro
“Castellammare – ha detto Vicinanza- è un caso nazionale, con il secondo scioglimento consecutivo in cinque anni. Tutto questo dimostra quanto sia difficile resistere a un determinato contesto”. L’ex sindaco ribadisce che durante il mandato non sarebbero mai arrivate pressioni dirette da parte dei clan nei confronti dell’esecutivo cittadino. “Non abbiamo ricevuto pressioni dalla camorra. Siamo qui a testa alta e con le mani pulite”. Secondo l’ex primo cittadino, il problema delle infiltrazioni criminali negli enti locali non può essere circoscritto a Castellammare di Stabia o al Mezzogiorno.
“Il contesto criminale nella cosa pubblica è un fenomeno che esiste non soltanto a Castellammare e non solo al Sud, ma anche nel Centro-Nord. Ci sono Comuni sciolti anche in Veneto. La normativa attuale non basta ad aiutare i sindaci a liberarsi di questo contesto. La camorra è presente da cinquant’anni e, soprattutto dopo il terremoto, è diventata imprenditrice», afferma. Nel suo intervento, Vicinanza rivolge anche un ringraziamento ai consiglieri comunali del Partito Democratico, che, a suo dire, avrebbero resistito a forti pressioni politiche.
“Ringrazio i consiglieri comunali del Partito Democratico, ai quali sono arrivate pressioni affinché mi lasciassero politicamente morire” . Le parole più dure le riserva invece al Pd che fa capo a Sandro Ruotolo. Parole che vanno oltre la politica pronte ad alimentare uno scontro che alla città non serve.
“Lo scioglimento risolve davvero il problema? Il vuoto di potere sconfigge la camorra? Io credo di no. Anzi, nel vuoto di potere i clan diventano ancora più forti”