Sorrento, terremoto politico: il Consiglio di Stato annulla le elezioni del 2020. “Consultazione viziata all’origine”

 Non c’è pace per Sorrento. Cinque anni dopo, la bomba è esplosa. Il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del Tar e certificato ciò che per anni è stato oggetto di ricorsi e polemiche: le elezioni comunali del 2020, che portarono Massimo Coppola alla guida della città, si sono svolte in modo irregolare.
Una sentenza destinata a segnare un prima e un dopo nella storia politica recente di Sorrento. Non si tratta di una semplice censura tecnica: il massimo organo della giustizia amministrativa ha stabilito che l’ammissione contestata di un candidato sindaco — Marco Fiorentino — non può essere considerata irrilevante rispetto al risultato finale. Al contrario, potrebbe aver inciso in maniera determinante sull’intera competizione.
L’errore del Tar
Il Tar aveva ritenuto che, anche escludendo il candidato contestato, il risultato non sarebbe cambiato. La conclusione si fondava su un dato aritmetico: al ballottaggio il sindaco eletto aveva riportato 1.903 voti in più del rivale, mentre Marco Fiorentino al primo turno aveva ottenuto 1.865 voti — un numero inferiore allo scarto finale.
Un ragionamento che per il Consiglio di Stato è metodologicamente sbagliato.
I giudici hanno chiarito che non è possibile analizzare la vicenda isolando il solo ballottaggio. L’analisi deve partire dal primo turno, dove Fiorentino aveva raccolto un consenso significativo, superiore allo scarto tra i due candidati più votati. Quei voti, se confluiti su uno dei contendenti principali, avrebbero potuto evitare il ballottaggio o addirittura ribaltare l’esito complessivo.
Non si può, scrivono in sostanza i giudici, procedere in modo “atomistico”. La competizione elettorale è un sistema unitario: alterarne un elemento può modificare l’intero equilibrio.
Il nodo giuridico: il legame tra sindaco e liste
La sentenza richiama esplicitamente il Testo unico degli enti locali (d.lgs. 267/2000), sottolineando il legame inscindibile tra candidatura a sindaco e presentazione delle liste collegate.
Non è un dettaglio formale. Se la candidatura è illegittima, l’intero assetto della competizione — liste comprese — risulta condizionato. Non si tratta semplicemente di sottrarre voti da un conteggio, ma di riconoscere che la dinamica politica e organizzativa della consultazione sarebbe stata diversa sin dall’inizio.
Una consiliatura sotto il segno del dubbio
La decisione apre ora una fase istituzionale delicatissima. Se il voto viene dichiarato irregolare, viene meno la piena legittimazione democratica dell’intera consiliatura. Per quasi cinque anni la città è stata governata da un’amministrazione la cui origine oggi risulta viziata.
Le domande sono inevitabili: che cosa accade agli atti adottati? Quali conseguenze politiche e amministrative si produrranno? Sul piano giuridico opera il principio di continuità dell’azione amministrativa, ma sul piano politico il colpo è pesantissimo.
La sentenza non si limita a correggere un errore procedurale. Mette nero su bianco che l’esito elettorale del 2020 non può considerarsi il frutto di una competizione pienamente regolare.
Per Sorrento si apre ora una nuova, complessa pagina. E il terremoto non è solo giudiziario: è profondamente politico.