Castellammare, incubo dissesto idrogeologico: “Si rischia una nuova Niscemi”

Castellammare di Stabia torna a fare i conti con l’emergenza idrogeologica. Con un’interrogazione urgente datata 11 febbraio 2026, il consigliere comunale Antonio Federico (Stabia Unica) ha formalmente messo in mora l’Amministrazione chiedendo risposte su una serie di criticità che riguardano la gestione degli alvei, il dissesto del territorio e in particolare la situazione del Rivo San Marco .
Il nodo delle responsabilità
Al centro dell’interpellanza un rimpallo di competenze tra Comune e Regione Campania. In una precedente risposta (prot. 59291 del 4 ottobre 2024), l’Amministrazione comunale aveva riconosciuto la gravità del dissesto idrogeologico, attribuendo però alla Regione il ruolo di “soggetto obbligato” ai sensi del D.P.R. 8/1972 .
Secondo quanto riportato nell’interrogazione, il Settore V del Comune avrebbe inviato negli ultimi anni numerose note ufficiali e perfino una diffida formale (10 ottobre 2024) per sollecitare la manutenzione degli alvei, senza ottenere riscontri. Una situazione di stallo amministrativo che, secondo il consigliere firmatario, non sarebbe più tollerabile alla luce degli eventi recenti.
L’allarme sul Rivo San Marco
Particolarmente critica la condizione del Rivo San Marco. Le relazioni tecniche del Settore IV parlano di “eccessivo degrado della struttura in calcestruzzo” e di “elevata corrosione dei ferri di armatura”, condizioni che hanno portato già nell’aprile 2024 alla chiusura totale della carreggiata di Corso Giuseppe Garibaldi (ordinanza dirigenziale n. 135) .
A quasi due anni da quella decisione, l’interrogazione chiede se sia stata ottenuta la concessione demaniale necessaria e se esista finalmente un progetto esecutivo cantierabile per il consolidamento della copertura del rivo, al fine di scongiurare un crollo strutturale.
Il precedente di Niscemi e il timore di nuove tragedie
Nel documento viene richiamata la tragedia di Niscemi del 25 gennaio 2026, dove un fronte franoso di quattro chilometri ha provocato il collasso di palazzine nel quartiere Sante Croci. Un episodio che, insieme ai recenti fenomeni di scivolamento fangoso a Gragnano (Monte Pendolo), viene indicato come prova della fragilità dei Monti Lattari e della necessità di interventi immediati.
Il consigliere sottolinea come il tempo delle “lettere senza risposta” sia finito e paventa possibili profili di responsabilità penale in caso di inerzia amministrativa.
Le richieste: azioni legali e interventi urgenti
Il consigliere Antonio Federico chiede lumi sull’eventuale avvio di un’azione legale contro la Regione presso il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche o tramite ricorso per omissione di atti d’ufficio, sulla possibilità di intervenire “in danno” alla Regione, con ordinanze contingibili e urgenti per la pulizia degli alvei, anticipando le somme necessarie per garantire l’incolumità pubblica, ma anche sull’installazione di sistemi di monitoraggio tecnologico (pluviometri, sensori laser) nelle aree classificate a rischio R4.
L’idea è quella di istituire una Commissione permanente di controllo e garanzia per il rischio idraulico, già proposta in una precedente mozione rimasta inevasa, oltre all’aggiornamento e alla verifica operativa del Piano di Protezione Civile, anche alla luce delle modifiche alla permeabilità dei suoli dopo gli eventi di Gragnano.
Una questione politica e di sicurezza
L’interrogazione riapre dunque un fronte politico delicato, che intreccia competenze istituzionali, responsabilità amministrative e sicurezza dei cittadini. La richiesta è chiara: passare dalle diffide agli atti concreti.
Ora la parola spetta al Sindaco e alla Giunta, chiamati a chiarire non solo lo stato delle procedure, ma soprattutto le tempistiche e le azioni effettive per ridurre il rischio in un territorio storicamente fragile come quello stabiese.