Aurora Bellini morì per una tragica fatalità

Aurora Bellini morì per una fatalità.La Procura di Torre Annunziata archivia il procedimento relativo al decesso della giovane studentessa in gita sulla motonave “Cruise Bonaria”, in navigazione dal porto di Napoli verso il porto di Palermo .
La ragazza era una studentessa di Grosseto verso le ore 01.00, l’amica della Bellini presente in cabina, dopo essere stata svegliata da altri suoi compagni di classe, realizzava che Aurora non era ancora uscita dal bagno e quindi, dopo averla chiamata ad alta voce senza avere risposta, apriva la porta del bagno ritrovandola vestita, faccia a terra sul piatto della doccia, priva di sensi.A partire da quel momento si attivava tempestivamente la procedura dei soccorsi secondo le modalità già indicate in precedenza.
Dall’ispezione cadaverica, effettuata nell’immediatezza dei fatti dal personale medico intervenuto,
non era emerso alcun segno di violenza sul corpo della ragazza.Dalle indagini è emerso, altresì, che i primi soccorsi medici effettuati a bordo della motonave erano
stati tempestivi e adeguati, mediante l’utilizzo di un defibrillatore funzionante e l’adozione delle
manovre rianimatorie previste in casi del genere.
Dalle dichiarazioni rese dalle numerose persone escusse, è emerso che la ragazza quella sera non
aveva manifestato alcun particolare malessere, era stata vista fumare del semplice tabacco e la sigaretta elettronica ed aveva bevuto bevande alcoliche, ma in quantità non smodata.Dall’ispezione della cabina della nave e del bagaglio che Bellini Aurora aveva portato con sé per il viaggio in Sicilia non erano emersi elementi di interesse investigativo (in particolare, non erano
state rinvenute sostanze stupefacenti).
La consulenza autoptica disposta sul cadavere della ragazza ha accertato che la genesi del decesso della stessa è da ricondurre ad un’asfissia da aspirazione di bolo alimentare.In particolare, l’etiopatogenesi del decesso della Bellini è riconducibile ad un’asfissia meccanica da
aspirazione per sommersione interna di materiale gastrico rigurgitato, che ha determinato l’exitus,
per inibizione riflessa cardio-vascolare e respiratoria.
Tale conclusione è avvalorata dalla presenza di materiale alimentare non solo nel cavo orale, ma
altresì in laringe, trachea, biforcazione tracheale e bronchi principali, a carattere occlusivo, e nei
polmoni della vittima, che conferma la diagnosi di morte per aspirazione di bolo alimentare per
reflusso gastro-esofageo.I risultati delle analisi tossicologiche eseguite hanno documentato l’assenza nel sangue e nei tessuti
della vittima, di alcol etilico, sostanze psicotrope e stupefacenti (inclusi benzodiazepine, barbiturici,
oppiacei, cannabinoidi, stimolanti, antidepressivi) e di principi attivi neurodepressori che potessero
alterare lo stato di coscienza o inibire i fisiologici riflessi protettivi (tosse, deglutizione).
Pertanto, la consulenza autoptica ha escluso che la ragazza versasse in uno stato di incoscienza da
intossicazione o da sedazione farmacologica che possa aver facilitato l’aspirazione di bolo
alimentare.Il decesso di Bellini Aurora appare quindi riconducibile a un meccanismo patogenetico
acuto e improvviso di soffocamento per inalazione di cibo.
La conclusione necessitata, ad avviso di questo Ufficio, alla stregua degli accertamenti effettuati, è
che nel decesso di Bellini Aurora non siano ravvisabili estremi di reato, né responsabilità, omissive
o commissive, di terzi, essendo stato lo stesso determinato da soffocamento conseguente ad
inalazione accidentale di bolo alimentare ed essendo stati tempestivi, per quanto inutili, i soccorsi,
avuto riguardo alle circostanze di tempo e di luogo in cui è maturato il decesso della ragazza.E invero, alla luce dei risultati della consulenza autoptica, istologica e tossicologica, il decesso di
Bellini Aurora va ricondotto ad una tragica fatalità sulla quale non ha inciso in alcun modo la
condotta di terzi”.