Non perdere tempo, non perdere finanziamenti e soprattutto non perdere l’ennesima occasione di rilancio. È questo il senso dell’appello lanciato dai Democratici e Progressisti al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, e al sindaco della Città Metropolitana di Napoli, Gaetano Manfredi.
La proposta è chiara: costruire, d’intesa con il Comune di Castellammare di Stabia, un vero e proprio “Accordo per Castellammare”, capace di mettere intorno allo stesso tavolo le istituzioni e di coordinare programmi, risorse e progetti.
L’iniziativa arriva in una fase particolarmente delicata per la città, segnata dal secondo scioglimento del Consiglio comunale in quattro anni per infiltrazioni camorristiche e dalla nomina di una nuova Commissione straordinaria, destinata a guidare l’amministrazione per altri due anni.
Una situazione che rischia di avere ripercussioni non soltanto sul piano politico e amministrativo, ma anche sulla capacità di seguire e attuare i programmi di investimento già finanziati.
I Democratici e Progressisti lanciano l’allarme soprattutto sui possibili rallentamenti dei progetti e sulla conseguente possibilità di perdere risorse.
Nel documento vengono ricordati, tra gli altri, i 15 milioni di euro stanziati attraverso il CIS per l’eliminazione dei prefabbricati del terremoto nel quartiere Savorito, area particolarmente fragile della città, e i 35 milioni destinati dal Governo agli interventi nel Porto Antico e a Fincantieri.
Risorse che, secondo il gruppo politico, rappresentano soltanto una parte di una partita molto più ampia.
“Le azioni e le ipotesi messe in campo per Castellammare rimangono davvero importanti e da non sciupare”, è il ragionamento. Perdere queste opportunità significherebbe infliggere “un ulteriore e forse decisivo colpo” alle prospettive di ripresa della città.
E sul tavolo ci sono dossier strategici: dagli investimenti per Fincantieri al nuovo ospedale, dagli interventi annunciati per la bonifica del Sarno alle ricadute del programma Prius sul sistema delle città della Costa del Vesuvio.
Da qui la proposta di sperimentare una nuova modalità di intervento. I Democratici e Progressisti chiedono di valutare la possibilità di creare veri e propri “Accordi per…”, non soltanto per Castellammare ma, più in generale, per quelle realtà territoriali che necessitano di una forte azione di coordinamento.
Nel caso stabiese, l’idea è quella di coinvolgere anche Sviluppo Campania e Invitalia, garantendo un supporto tecnico e operativo in grado di accompagnare la programmazione e coordinare i diversi progetti.
Una struttura che potrebbe diventare particolarmente importante proprio durante la gestione commissariale, evitando che la frammentazione delle competenze o la difficoltà di seguire contemporaneamente più dossier producano nuovi ritardi.
Ma la proposta non si ferma a Castellammare. Nel documento trova spazio anche una riflessione sul progetto della Grande Pompei, considerato un programma dalle potenzialità enormi ma che, secondo i Democratici e Progressisti, avrebbe mostrato limiti soprattutto nella capacità di produrre ricadute concrete sui territori.
Il dato indicato è significativo: la spesa per gli interventi rivolti al territorio si aggirerebbe attorno al 15%.
Da qui la necessità di interrogarsi sulle ragioni di una spinta che, secondo il gruppo politico, si sarebbe progressivamente indebolita. Tra le possibili cause vengono individuate la mancanza di progetti aggiornati, il coinvolgimento non pienamente efficace dei territori e una pressione non costante da parte dei Comuni per rimuovere ostacoli e accelerare gli interventi.
Il tempo, però, stringe. Tra un anno il programma dovrebbe concludersi e, se non saranno state impegnate tutte le risorse disponibili, potrebbe aprirsi una fase nuova.
Per i Democratici e Progressisti sarebbe proprio questa l’occasione per reimpostare la Grande Pompei e lo stesso Contratto di Sviluppo su basi differenti, con obiettivi più concreti e una maggiore attenzione alle ricadute economiche e sociali sui territori.
L’area vesuviana dispone di un patrimonio archeologico e culturale senza eguali: Pompei, Ercolano, Stabiae, Oplontis, Boscoreale, il castello di Lettere, Villa Cuomo a Sant’Antonio Abate, Terzigno e Poggiomarino.
Eppure, sottolineano i Democratici e Progressisti, questo patrimonio convive con periferie segnate da degrado e abbandono, dalla carenza di servizi e dalla presenza di aree industriali dismesse.
Una contraddizione che diventa ancora più evidente davanti alla scelta di concentrare nelle periferie grandi strutture commerciali, senza una programmazione complessiva capace di collegare sviluppo economico, patrimonio culturale, servizi e qualità urbana.
La domanda, in sostanza, è come trasformare una straordinaria concentrazione di beni culturali e ambientali in sviluppo diffuso e occupazione, evitando che i grandi progetti restino scollegati dai territori che dovrebbero beneficiarne.
Regione, Città Metropolitana e Comuni chiamati a fare sistema
Per riuscirci, secondo i Democratici e Progressisti, serve un cambio di passo.
Regione Campania, Città Metropolitana, Parco archeologico di Pompei e Comuni dovrebbero assumere un ruolo centrale nel ricomporre i tanti interventi oggi separati e inserirli all’interno di un’unica strategia.
Un piano capace non solo di valorizzare le risorse pubbliche, ma anche di attirare nuovi investimenti privati.
Il coinvolgimento dell’imprenditoria, chiariscono i promotori della proposta, dovrà avvenire però «all’interno di un sistema di regole e obiettivi democraticamente definiti».
È, in definitiva, una sfida che va oltre la gestione dell’emergenza amministrativa provocata dallo scioglimento del Consiglio comunale.
Castellammare rischia di perdere risorse e opportunità, ma allo stesso tempo ha davanti a sé una quantità di investimenti e progetti che potrebbe cambiare il volto della città.
Ed è proprio per evitare che questa fase si trasformi nell’ennesima occasione mancata che i Democratici e Progressisti chiedono a Fico e Manfredi di assumere l’iniziativa.
La richiesta finale è quella di avviare, insieme al Comune di Castellammare di Stabia, un percorso concreto per la costruzione dell’“Accordo per Castellammare”.
Un patto istituzionale che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe servire soprattutto a una cosa: fare in modo che la crisi politica e amministrativa non finisca per bloccare il futuro della città.












