Piano di Sorrento, Fango social sull’Amministrazione

Fango social a Piano di Sorrento, l’amministrazione comunale viene definita «peggio di Cosa Nostra siciliana». Il limite tra il diritto di critica politica e il reato di diffamazione non è mai stato così sfilacciato. L’ultimo episodio arriva da Piano di Sorrento, dove una semplice discussione su Facebook si è trasformata nell’ennesimo caso di violenza verbale ad altissimo voltaggio: un utente ha paragonato senza troppi fronzoli la giunta locale a “Cosa Nostra”.
Un parallelo pesante, pesantissimo, che valica a gran carriera la contestazione cittadina per scivolare nel fango del discredito gratuito.
Sebbene dall’esecutivo guidato dal sindaco Salvatore Cappiello non siano ancora uscite comunicazioni formali, nel Palazzo di Città l’aria è tutt’altro che serena. Voci di corridoio confermano che il primo cittadino e la sua squadra stiano esaminando minuziosamente il caso con il supporto di consulenti legali.
L’obiettivo? Tutelare l’onorabilità dell’istituzione, dell’ente e dei singoli amministratori di fronte a un’offesa che molti ritengono inaccettabile. A peggiorare la posizione del commentatore c’è anche un dettaglio non da poco: la frase ingiuriosa, lasciata in calce al post di un terzo utente, è rimasta visibile e accessibile a chiunque, amplificando la portata del danno image.
L’episodio di Piano di Sorrento è solo l’ultimo sintomo di una febbre che sta colpendo l’intero territorio costiero. Il clima online si fa ogni giorno più tossico, trasformando le bacheche virtuali in una prateria senza regole dove l’anonimato diventa scudo per attacchi personali e delegittimazioni.
Solo pochi giorni fa, nella vicina Sorrento, il sindaco Corrado Fattorusso è stato costretto a sporgere denuncia formalizzando un’azione legale contro un profilo fake. Il motivo? La pubblicazione non autorizzata di foto della madre, accompagnate da didascalie dal forte contenuto diffamatorio.
L’escalation appare ormai fuori controllo: pagine e gruppi locali sono presi d’assalto da account anonimi, profili ombra e tastiere “facili” che alimentano una macchina del fango sempre più difficile da arginare. Per le istituzioni locali, la pazienza sembra davvero essere finita: il tempo della tolleranza sta per cedere definitivamente il passo a quello delle aule di tribunale.