Il recupero di un bene storico rappresenta senza dubbio un risultato importante, ma per valorizzarlo davvero occorre andare oltre il semplice intervento di restauro. Ne è convinto lo studioso Angelo Acampora, che interviene sul recente recupero di Villa Gabola, sottolineando la necessità di affiancare alla riqualificazione un adeguato apparato divulgativo capace di raccontarne la storia e il valore architettonico.
“Per approfondire un’opera pubblica e valorizzarla come meriterebbe – scrive Acampora sul suo profilo social– non basta ristrutturarla per riportarla in auge, cosa comunque encomiabile. Quando un edificio custodisce elementi storici e architettonici di rilievo, sarebbe opportuno affidarne lo studio a specialisti della storia dell’arte, affinché possano redigere una scheda informativa da esporre e magari anche un depliant da offrire ai visitatori”.
Secondo Acampora, un simile strumento rappresenterebbe un vero e proprio biglietto da visita culturale, capace di accrescere l’interesse verso il bene e, allo stesso tempo, qualificare l’ente proprietario, in questo caso il Comune di Castellammare di Stabia.
“Ci vorrebbero appena cento grammi di cultura, un chilo di sensibilità e un quintale di passione – afferma con una metafora – per comprendere quanto sia necessario un apparato divulgativo che evidenzi l’importanza di un elemento decorativo e funzionale come quello che Villa Gabola offre oggi, dopo la riuscita ristrutturazione”
Al centro della riflessione di Acampora c’è in particolare la scala interna della villa, più volte fotografata ma, a suo giudizio, mai adeguatamente illustrata dal punto di vista storico-artistico.
Lo studioso ricorda che l’edificio era già esistente nel 1875-1876, quando l’architetto Fantacchiotti lo inserì nella pianta di Castellammare conservata presso l’Archivio Storico Comunale. Sebbene non vi siano certezze assolute sull’autore del progetto, Acampora ritiene probabile l’attribuzione ad Antonio Francesconi (1806-1887), architetto napoletano noto anche per la realizzazione di via Duomo a Napoli e professionista di fiducia della famiglia dei principi Doria d’Angri, proprietaria della villa. Gli stessi Doria d’Angri gli avrebbero affidato anche la ristrutturazione di un’altra residenza stabiese, la cosiddetta “Casina della Starza”.
“La scala elicoidale a impianto ellittico – spiega – presenta un parapetto in ferro dal disegno geometrico e non floreale. Per questo motivo, a mio parere, non può essere ricondotta allo stile Liberty. Al contrario, appare più vicina alle espressioni dell’eclettismo ottocentesco, assumendo un valore ancora più significativo perché anticipa quelle influenze Liberty che si sarebbero diffuse successivamente”.
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